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L’inattività live dovuta alla pandemia che purtroppo stiamo ancora vivendo fa si che i musicisti abbiano più tempo da dedicare al comporre, al pensare, al tracciare idee, soluzioni, spunti e quindi a trasferirli nero su bianco.

Non fanno eccezione dunque i Flower Kings i quali, giusto ad uno dalla uscita di Waiting for Miracles, si ripropongono adesso con Islands, un nuovo e corposo doppio album pubblicato per InsideOut che vede all’opera la medesima formazione del precedente. (altro…)

Quando trascorre un lungo lasso di tempo tra la pubblicazione di un album e l’altro, esponenzialmente crescono le curiosità. E’ questo il caso relativo ai White Willow che dopo cinque anni e mezzo di silenzio, tornano sulla scena con Future Hopes, settimo album del loro catalogo presentato, tra l’altro, da un inconfondibile art work a firma di Roger Dean.

Pubblicato per Laser’s Edge, il nuovo lavoro della band norvegese propone l’ingresso della cantante Venke Knutson in sostituzione di Sylvia Skjellestad; per il resto la formazione resta invariata e saldamente nelle mani del chitarrista Jacob Holm-Lupo e del tastierista Lars Fredrik Frøislie. (altro…)

frontConcludendo il report del concerto tenuto dagli Yes a Padova lo scorso 17 maggio manifestavo la mia impazienza e la curiosità per l’uscita prossima di Heaven & Earth. Il momento sta arrivando ed è quindi possibile mettere nero su bianco le prime impressioni, basate su di un ascolto più o meno continuo effettuato per alcuni giorni.

Covert art a cura del sempiterno Roger Dean, il ritorno ad un nuovo album dopo il più che discreto Fly From Here (2011) che però era costruito in larga parte su vecchio materiale mai editato; ed ancora, il primo lavoro con Jon Davison nel ruolo che fu di Anderson, roboanti dichiarazioni dei protagonisti utili a creare il giusto grado di attesa, di hype intorno alla nuova pubblicazione.

Nuovo per gli Yes anche il produttore (Roy Thomas Baker), il missaggio dei brani a cura dell ‘ex membro Billy Sherwood, un peso importante del nuovo cantante nella stesura dei testi. (altro…)

Anche nella parte conclusiva di questo 2012 continua il fenomeno dei “ritorni”, più o meno illustri e a questa, che pare divenuta una consuetudine, non si sottraggono nemmeno i vecchi e cari Focus, epica band olandese degli anni ’70. A quel tempo venivano presentati come una sorta di alter ego dei Jethro Tull, sia per la presenza importante del leader Thijs Van Leer (anche lui eccezionale flautista) che per effettivi e analoghi richiami musicali; tant’è, il gruppo “oranje” ha comunque vissuto un periodo molto florido proprio in quella che è ritenuta a ragione l’età dell’oro del progressive rock.

La formazione nel tempo si è mantenuta stabilmente in forma di quartetto e andando a ritroso ha regalato non poche gioie agli appassionati tra le quali, segnatamente, i primi tre album; in quegli anni tra l’altro potevano contare sull’apporto del valido chitarrista Jan Akkerman ed il successo, sopratutto in Inghilterra, non si fece attendere. Di contro ebbero anche la sventura di capitare nel bel mezzo di tutto il fermento prog e così, pur se riuscirono a raccogliere meritati consensi, rimasero forse un pò schiacciati dai grandi nomi del genere. (altro…)

Quando quattro anni fa mi sono imbattuto nei Glass Hammer per la prima volta sono rimasto stupito e dubbioso allo stesso momento. Nella track-list di Culture of Ascent era presente South Side of the Sky degli Yes e Jon Anderson prestava la sua voce. Le domande principali che mi ronzavano in testa erano : chi sono e perchè lo fanno ? Sono una cover-band, una tribute-band ?  Il cantante in realtà è Jon Anderson ? Il bassista è Chris Squire ? Se sono loro perchè usare degli pseudonimi ? Insomma, in una parola, sono uguali agli Yes !!  Nel 2010 poi con l’uscita di If questi sentimenti non solo hanno trovato conferma ma anzi, ne sono usciti rafforzati  Così ho cominciato a documentarmi e ho scoperto alcune cose, la prima delle quali era che non si trattava degli Yes sotto mentite spoglie ma di una band americana, precisamente del Tennessee, dedita neanche tanto al new prog ma veri e propri paladini dell’autentico progressive d’antan. Hanno esordito nel 1993 e con questo hanno rilasciato dodici album, molti dei quali presentati da  bellissime copertine recanti il logo del gruppo disegnato ( manco a dirlo) da Roger Dean. I testi pescano a piene mani dalla letteratura fantasy (Tolkien ad esempio) ed i suoni oscillano costantemente tra evidentissimi riferimenti a Yes e a Emerson, Lake & Palmer.

Steve Babb (basso) e Fred Schendel (tastiere e chitarra) sono dalle origini il fulcro del gruppo; alle pelli evoluisce l’ottimo Randall Williams mentre il chitarrista è Alan Shikoh. Voice del gruppo è Jon (!!) Davison che quasi costantemente si avvicina nel timbro in modo inverosimile a Jon Anderson. Balza agli occhi anche il fatto che, considerando la musica che suonano, siano statunitensi e non inglesi. (altro…)