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Dopo un silenzio durato ben 11 anni Steven Wilson Tim Bowness hanno riacceso i motori della macchina No-Man con un album che, sono certo, farà discutere.

Se i lavori del passato, sino ad arrivare al precedente Schoolyard Ghosts (2008), avevano mantenuto una rotta ben definita su una linea di suoni eterei e sognanti, morbidi, adagiati su di una nostalgia di fondo, Love You to Bits (questo il titolo del nuovo disco) se ne discosta completamente con una virata assolutamente sorprendente.

C’è da dire preliminarmente che almeno in parte può essere tracciato un ponte ideale tra questa uscita e l’ultima solista di Wilson (To the Bone) ma la musica qui proposta dal duo inglese è davvero agli antipodi di quanto offerto prima. (altro…)

Forte di una ritrovata ispirazione, Tim Bowness si ripropone da qualche anno con una certa regolarità. Flowers At The Scene, pubblicato per Inside Out, è il titolo della nuova fatica dell’artista inglese cui ha dato man forte il compagno di viaggio (con i No-ManSteven Wilson; in un primo momento per curare solo il mixing ma poi, come dichiarato dallo stesso Bowness, contribuendo con qualche spunto pure in fase produttiva.

Come da tradizione, Tim Bowness ha reclutato fior fiore di musicisti: da Colin Edwin (basso) a Jim Matheos (chitarre, Fates WarningOSI), da un reparto vocale che comprende Peter HammillDavid Longdon (Big Big Train), Andy Partridge (ex XTC) e Kevin Godley (ex 10cc) a Brian Hulse (tastiere, drum programming e co-produttore) mentre, tra i batteristi, segnalo Dylan Howe, figlio del chitarrista degli Yes. (altro…)

frontAccompagnato da una nutrita pletora di nomi illustri torna in scena Tim Bowness, ex voce dei No-Man e con lui l’immancabile Steven Wilson anche se qui solo in veste di “regista” (mixing e mastering).

Lost in the Ghost Light, questo il titolo del nuovo album in uscita per Inside Out, prosegue sicuro sul cammino tracciato con i due lavori precedenti, e cioè l’ottimo Abandoned Dancehall Dreams ed il successivo Stupid Things That Mean the World.

Questa volta è il turno di un concept imperniato sulla vita, su e giù dal palco, di un immaginario musicista rock giunto al tramonto della sua carriera e questo, in un certo senso, segna una lieve differenza nelle sonorità. (altro…)

folderUn interprete delicato e dallo stile molto espressivo, un impianto musicale raffinato; pubblicato per Inside Out esce dunque Stupid Things That Mean the World, la nuova fatica di Tim Bowness, già voce inconfondibile del progetto No-Man in collaborazione con Steven Wilson. Accantonato forse definitivamente il duo, prosegue così il viaggio in solitaria del sofisticato cantante inglese, forte degli ottimi riscontri ottenuti esattamente un anno fa con Abandoned Dancehall Dreams.

Un cast di prima grandezza e qualità collabora fattivamente alla realizzazione di quello che però, anticipo subito, personalmente valuto come un sensibile passo indietro quanto a freschezza di idee ed incisività delle melodie rispetto al recente passato. (altro…)

frontFermi ormai da qualche anno i No-Man, alcune ospitate di lusso disseminate nel tempo (ottime quelle con Giancarlo Erra dei Nosound), ci sono voluti però dieci anni prima che Tim Bowness desse alle stampe il secondo album solista, disponibile adesso con il titolo di Abandoned Dancehall Dreams.

Inside Out si incarica di pubblicare il nuovo lavoro che trova il cantante inglese alle prese con uno staff di prim’ordine: mixato dall’amico e collega Steven Wilson, vede all’opera tutta la formazione (live) dei No-Man rinforzata dalle presenze di Pat MastelottoColin Edwin Anna Phoebe (violinista della Trans-Siberian Orchestra), senza dimenticare il contributo importante fornito per gli arrangiamenti degli archi dal compositore classico Andrew Keeling.

Una lunga attesa che però ripaga con gli interessi all’ascolto, sopratutto tutti coloro i quali amano in modo particolare i colori e le atmosfere art rock e/o post rock. (altro…)

FrontUn comprimario di lusso, un talento rimasto confinato, un ottimo e fidato collaboratore, un musicista dotato di grande sensibilità artistica: una di queste definizioni, o forse anche tutte, vestono bene a mio parere per Nick Magnus, tastierista inglese noto per la lunga militanza nella band di Steve Hackett e prima ancora con gli Enid.

Magnus ha comunque al suo attivo anche una carriera solista e proprio in questi giorni, pubblicato da Esoteric Antenna Records, esce il suo quinto e nuovo lavoro dal titolo N’monix.

Logicamente il baffuto tastierista prosegue il suo cammino lungo il sentiero del progressive rock sinfonico, con qualche lieve e fugace introduzione di elementi folk; è presente però a mio avviso anche un larvato tentativo di modernizzare le sonorità, cercando di renderle più attuali. (altro…)