Posts contrassegnato dai tag ‘Van Der Graaf Generator’

frontSono trascorsi undici anni da quando il generatore ha ripreso vita (Present). Da quel momento sono seguiti altri due lavori, oltre uno puramente sperimentale, che hanno visto la formazione ridursi pesantemente di una unità; ciò nonostante i gloriosi Van Der Graaf Generator hanno dato impulso ad una nuova fase della loro carriera, presumibilmente l’ultima. Spifferi e voci di corridoio, fonti più o meno autorevoli, vogliono infatti che Do Not Disturb, tredicesima uscita della storica band pubblicata per Esoteric Antenna, sia il canto del cigno, l’album con il quale il trio abbia deciso di salutare definitivamente i fans ed abbandonare la scena.

In tutta onestà non so se questo corrisponda al vero ma lo ritengo plausibile, a fronte del fluire inesorabile del tempo che per forza di cose sottrae energie. (altro…)

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A differenza della recensione di un album il report di un concerto è maggiormente incentrato sulle emozioni suscitate dalla musica; l’aspetto tecnico è vivo, ben presente ma nell’economia della serata spesso finisce per passare in secondo piano.

E ieri sera le emozioni sono fioccate a grappoli in Piazza Duomo a Pistoia per una delle serate più attese di questa edizione di Pistoia Blues che prevedeva in cartellone la concomitante presenza di Van Der Graaf Generator Steven Wilson.

Una calda serata di luglio ha tenuto dunque  a battesimo questa prestigiosa e strana accoppiata tanto da instillare nel sottoscritto qualche timore prima del via; cresciuto musicalmente con i maestri del prog e amante devoto del leader dei Porcupine Tree, temevo preventivamente infatti questa sorta di strano e imminente incrocio tra un passato glorioso ed un presente sfavillante.

Con ogni probabilità erano solo mie sensazioni ma sta di fatto che vedere una band come quella capitanata da Peter Hammill “aprire” per qualcun altro…confesso che mi ha fatto sentire il peso dell’età ! (altro…)

frontDoverosa premessa: questa non è una recensione in quanto non mi ritengo all’altezza di analizzare un libro. Vuole essere semplicemente una sentita segnalazione relativa ad un testo uscito di recente, Van Der Graaf Generator – La Biografia Italiana, scritto dalla brillante penna di Paolo Carnelli, autore e musicologo romano. Viene edito da Arcana.

La volontà e l’urgenza di effettuare questo suggerimento deriva sostanzialmente dalle sensazioni ricavate durante e dopo la lettura del volume; libri sulle più importanti band della storia ne sono stati scritti in quantità, con estrema dovizia di particolari ed in modo esaustivo, tale da soddisfare ogni curiosità. E’ anche vero però che spesso la quantità di dati, di riferimenti, di citazioni spesso rende la lettura un pò farraginosa e non sempre gradevole.

Non è il caso dell’ ottima opera di Carnelli; non solo si presenta con una scrittura agile e scorrevole, pur attentamente circostanziata ma quel che emerge in particolare sono le sensazioni che ne scaturiscono ! Non si tratta infatti dell’opera omnia su quanto musicalmente prodotto dal “Generatore” ma invece è focalizzata su tutto ciò che è stato ed intercorso a più riprese tra la band di Manchester ed il nostro paese. (altro…)

vdgg_pics5_npR.I.P.

L’ondata del nuovo movimento (poi chiamato progressive rock), vede tra gli altri, ormai lanciati, i Van der Graaf Generator, band fondamentale nata e cresciuta tra Manchester e Londra. Sono anni musicalmente effervescenti, uno zampillare continuo di idee e proposte che andranno a scrivere di li  a poco la storia del rock. In Inghilterra, l’eredità dei Beatles viene raccolta da alcuni gruppi che pur essendo alle prime armi mostrano da subito l’intenzione di volere ampliare gli orizzonti proposti dai Fab Four nella seconda parte della loro carriera. Questo processo di elaborazione e sperimentazione passa attraverso varie modalità, ognuna peculiare e diversa, tanto da divenire in breve uno stile, perfettamente riconoscibile.

Siamo verso la fine del 1970 e i VDGG, capitanati da quello che si rivelerà in tutto e per tutto uno dei musicisti essenziali ed imprescindibili (Peter Hammill) hanno già al loro attivo due album dal peso specifico notevole, ricchi di contenuti e di brani destinati a diventare di culto pur appartenendo ancora alla fase iniziale della loro discografia. Nel settembre del 1969 The Aerosol Grey Machine (il debutto) e solo 5 mesi più tardi l’uscita di The Least We Can Do Is Wave to Each Other riescono da subito a dettare le nuove coordinate indicate dalla band che come vedremo, hanno modo di distaccarsi stilisticamente in modo netto dagli altri gruppi coevi. (altro…)

Urgenza. Se esiste una parola con la quale provare a condensare il messaggio e la discografia di Peter Hammilquesta è a mio parere la più appropriata. Posto che vuole essere solo un paradosso poichè non è nemmeno pensabile riuscire a racchiudere in una parola più di 40 anni di carriera musicale, il termine “urgenza” riesce a trasmettere tutta la disperazione, la necessità, il tormento che da sempre pervadono il grande musicista londinese. Se con i Van der Graaf Generator questa peculiarità da sempre ne è stata un segnale distintivo, nella lunga (e quasi infinita ormai) discografia solista è divenuta la traiettoria principale e imprescindibile. Anche  nei testi dei VDGG gli elementi di una riflessione a 360 gradi sull’esistenza umana, sui suoi limiti e le contraddizioni erano presenti ma accompagnati spesso da componenti fantastiche; come solista invece Hammill ha continuato a scavare, mai domo, tra quelle che sono le prerogative esistenziali dell’ uomo. Come un ricercatore instancabile ha perseverato a mettere a nudo le fragilità, le incertezze, gli errori, le manchevolezze di ognuno di noi, avendo sempre il coraggio di guardare il mostro in faccia, declinando con coerenza paure e angosce. (altro…)

Premetto che sono arrivato al concerto ben preparato, nel senso che avevo preventivamente dedicato diversi ascolti al nuovo album, A Grounding In Numbers.

A mio parere un ottimo lavoro, il terzo dalla ricomparsa sulle scene della band ed il secondo con la formazione ridotta a tre elementi, dopo la dipartita di Jackson; mi riservo di approfondire l’argomento nella recensione dedicata.
Proprio su questo punto nutrivo qualche perplessità, non tanto sul lavoro in studio dove già con Trisector I VDGG ci avevano regalato alcune perle (Lifetime, una su tutte ) ; quanto sull’impatto del gruppo sul palco e su come avrebbero gestito in tre …la parte mancante.
Ebbene, sono stato piacevolmente sorpreso da una band che ha saputo rinnovarsi e confermarsi allo stesso tempo, nonostante l’implacabile scorrere del tempo.
La voglia,l’entusiasmo, la professionalità non fanno certo loro difetto ma sono state tali da riuscire a fare in modo di vincere anche quella specie di pregiudiziale data dalla mancanza del Sassofonista !
Lo show ha ruotato intorno alla produzione più recente, dunque gli ultimi tre album : non hanno suonato per intero A Grounding In Numbers, disco validissimo ed ancora molto stimolante. In scaletta, abbondante la presenza di pezzi provenienti da Trisector e non sono mancanti spunti interessanti tratti da Present.
E’ stata una scelta vincente perchè credo sarebbe stato piuttosto limitativo autocelebrarsi solamente con gli storici brani del passato; ed ancora una scelta che definirei anche astuta perchè ha permesso loro di ovviare meglio alla formazione ridotta, fatto salvo il fatto che Banton lavora davvero per due !! (altro…)