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Molto elegante e curato nei dettagli, il Gran Teatro Geox di Padova si è presentato praticamente sold out ieri sera per l’atteso concerto degli Yes. Come da programma del lungo tour in corso l’esibizione prevedeva l’esecuzione completa di ben tre capisaldi della discografia della storica band inglese e cioè The Yes Album, Close to the Edge Going For the One.

Un succulento antipasto in attesa dell’uscita del nuovo lavoro prevista per l’estate ma, aggiungo, un antipasto incentrato gioco-forza sul passato e dunque sui ricordi e le emozioni di una golden era del progressive ormai decisamente lontana.

Con una quindicina di minuti di ritardo ha preso il via lo show e la partenza è stata affidata ad uno dei dischi monumentali del genere, Close to the Edge. Contrariamente a quanto mi aspettavo devo dire che lo start è avvenuto leggermente in sordina; un avvio un pò macchinoso con i musicisti estremamente concentrati e poco inclini a regalare “spettacolo” al di fuori della splendida musica, un pò “lontani” dal pubblico. (altro…)

frontNella sterminata produzione musicale di Steve Howe si è inserita, diluita nel tempo, una sorta di collana parallela il cui primo episodio risale al 1996. Il titolo è Homebrew e recentemente ne è stato pubblicato il quinto capitolo, Homebrew 5.

Due anni dopo Time che era focalizzato essenzialmente sull’aspetto acustico, il chitarrista degli Yes riprende dunque il cammino andando a ripercorrere e ri-arrangiare brani delle produzioni più recenti della band madre e degli Asia, oltre a brevi rivisitazioni dal suo album del 2005, Spectrum.

In questa lunga scaletta in realtà vi è contenuto anche materiale mai editato, in qualche modo accantonato ma afferente gli album sopra citati; si tratta di ben 21 bozzetti, idee, spunti in parte riconoscibili ed in parte meno. Entrando nel dettaglio i dischi di riferimento sono Fly From Here Keys To Ascension degli Yes Omega XXX degli Asia. (altro…)

Come in ogni favola prima o poi giunge la fine e nel 1977 questo accade anche per il progressive rock; il tempestoso ed implacabile vento del punk travolge in primis proprio i mostri sacri del prog, imponendo modelli musicali e comportamentali situati agli antipodi. Trame scarne ed essenziali, assenza totale di tecnicismi, un messaggio duro ed asciutto che si contrappone in tutto a ciò che il progressive ha sin qui rappresentato. Nello stesso momento la maggior parte delle prog band annaspa, molti in crisi di idee, alcuni maturano di li a non molto lo scioglimento, altri ancora tentano di proseguire cercando di reinventarsi con risultati a dir poco altalenanti.

In ogni caso l’apice è stato toccato e la parabola, inesorabilmente discendente, è stata ampiamente imboccata. Si sta per chiudere una stagione d’oro, difficilmente ripetibile; nessuna delle storiche band di riferimento resterà immune, poco dopo qualcuna (Emerson, Lake & Palmer) ne verrà travolta. In ogni caso il ’77 rimarrà nei ricordi come una vera e propria dead line, un punto di rottura indelebile cui solo rarissime eccezioni, vedi lo splendido doppio live Seconds Out dei Genesis, sapranno replicare.

Tra queste, anzi, la principale di queste è rappresentata dagli Yes che durante l’estate sfornano Going For the One, ottavo album della formazione che risulterà a tutti gli effetti il loro ultimo, grande capolavoro. (altro…)

Dopo una serie impressionante di colonne sonore Trevor Rabin torna finalmente con un nuovo album, Jacaranda, che riprende il filo interrotto nell’ ormai lontanissimo 1989, anno di uscita di Can’t Look Away. Successivamente, un live e una raccolta di demo registrati durante la sua permanenza negli Yes hanno rappresentato le uniche uscite del chitarrista sudafricano, essenzialmente impegnato nella scrittura di soundtracks. Nell’immaginario collettivo resta appunto impressa la sua militanza negli Yes (con i quali ha suonato in quattro album) e qualche partecipazione “deluxe” in Cd di vari musicisti, tra i quali Frankie Goes to Hollywood, Seal, Tina Turner. Non una carriera sfolgorante dunque per un chitarrista dotato di grandissimo talento e buona capacità di scrittura ma dal carattere molto particolare; abbastanza schivo e refrattario ad alcuni ritmi imposti dal mainstream ha scelto di restarsene in disparte, curando un settore musicale che grazie anche alle sue doti di polistrumentista gli consente di muoversi del tutto autonomamente.

Arriva dunque a sorpresa questo nuovo lavoro che come detto rompe un lungo silenzio. (altro…)

Steve Howe Time 2011

Pubblicato: dicembre 10, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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L’ ultimo periodo per gli Yes ed i vari membri è stato molto prolifico di uscite, in studio e live. Non è da meno Steve Howe che proprio a fine anno presenta il suo Time, ennesimo appuntamento per la carriera solista del virtuoso chitarrista londinese. Di fronte ad una discografia così imponente ed a una storia così importante trovo inutile aggiungere altre parole, di Howe e delle sue capacità tecniche e compositive è stato detto e scritto già tutto negli ultimi quarant’anni. Le sue doti incredibili hanno trovato pieno riscontro negli Yes, negli Asia ed in innumerevoli collaborazioni con grandi gruppi ed artisti. Un Musicista con la M maiuscola, che non si è mai cullato sugli allori ma ha continuato invece lo studio approfondito dello strumento portando addirittura nuove innovazioni e tecniche, autore di brani quasi impossibili da riprodurre fedelmente data la loro complessità, artista  pregiato e completo sia all’ elettrica che sull’ acustica e/o sulla classica. Uno dei chitarristi che rimarrà per sempre nel gotha dello strumento. (altro…)