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MY PLAYLIST #2

Pubblicato: dicembre 15, 2016 in Recensioni Vintage
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I don’t know where you end, and where it is that I begin.
You simply open my mind, and the memories flood on in

(Peter HAMMILL, Vision)

 

PLAYLIST #2

Universo al contrario. Un viaggio che solo la musica, la tua musica, può consentirti. Un viaggio a ritroso, nel tempo, nella tua mente, ma improvvisamente anche in avanti, o di lato, per tornare al punto di partenza e disegnare un tuo spazio, un tuo orizzonte; un inganno, perché riesci ad intravedere qualcosa di te in un modo che ti sembra più definito, per tornare poi di nuovo indecifrabile ad ogni spiegazione più razionale. Il mistero copre l’inizio del viaggio. Molte volte sei tu a volerlo: ricerchi quel pezzo e conosci gli effetti. Altre volte la scossa ti arriva involontariamente, quando quella sequenza di note o di parole che conosci ti arriva in un momento inaspettato, in modo casuale (come amo la riproduzione casuale…), e il tutto assume il valore nuovo di una riscoperta. (altro…)

Riconosco che la stanza di un ospedale, soprattutto se sterile e priva di contatti con il mondo esterno, possa non apparire il posto migliore per dedicarsi a piacevoli attività. Ma quello che mi è successo qualche anno fa, impegnandomi ad un lungo periodo di clausura nel quale fare i conti con una malattia molto seria, mi ha anche costretto a guardare oltre le mille scadenze quotidiane, riprendendo il filo dei miei pensieri troppe volte interrotto, fino a piegarmi ad un nuovo ritmo, ad una sequenza temporale dettata da me stesso e non da altri. Non auguro a nessuno la mia esperienza, ma se è possibile ricordare anche con piacere quei momenti lo devo solo alla possibilità che ho avuto di esplorare meglio, senza fretta e senza essere recintato in “ritagli di tempo” concessi da altri, qualche piccolo universo che avevo attraversato solo superficialmente (e a cui, immancabilmente, mi ero ripromesso di dedicare più tempo, facendo finta che dicessi sul serio, e sotterrandolo definitivamente tra le “cose da fare”). La musica, ad esempio. Avevo sempre avuto una curiosità particolare per la dark side of the prog, secondo una felice espressione che prendo a prestito, ossia per quei gruppi e quegli album che hanno vissuto di una gloria solo effimera e temporanea, o, in molti casi, non hanno avuto alcuna particolare attenzione, sopraffatti clamorosamente dalle gesta eroiche dei “maggiori”. Grazie alla rete, e al tempo a disposizione, ho quindi potuto cercare, trovare ed imbattermi, spesso per caso, in una serie di pezzi minori, di album contenenti uno o due tracks incredibili, di episodi passati sotto silenzio o di scarti anche di gruppi passati alla storia. Ed è anche grazie a loro tutti che la vita è riuscita a sorridermi anche in quei momenti.

Li elenco senza un ordine preciso, in modo assolutamente casuale (con le solite amene e personalissime annotazioni) (altro…)

IQ-Ever-FrontalForse le coincidenze non hanno spiegazioni, forse nemmeno esistono, ma quando un album aderisce in pieno e completamente ad una fase della tua vita qualcosa ti viene da pensare. Vicino al trentesimo anno ma ancora dentro fino al collo ai miei vent’anni, stavo vivendo un inatteso periodo di continue spinte emotive, di tensioni e scoperte inattese, di rapporti bruciati e ricostruiti da un giorno all’altro, di nottate perdute dietro un sogno e nessuna aspettativa di lungo periodo. Questo disco per me è un po’ così. E’un impasto di tutte queste cose, è un continuo andare avanti, giorno dopo giorno, con nuove sensazioni e cambi di ritmo improvvisi, due o tre cose da fare ogni sera e il tempo davvero dilatato, mille occasioni, nessuna rinuncia. Ogni giorno pieno di troppi stimoli, di troppe idee, di troppa vita e incredibilmente denso. (altro…)

 

clutching1Il racconto della fine di un rapporto, lenta, inesorabile e senza un vero sapore, se non quello di una sconfitta, o –peggio- di un rimorso.  Avrei potuto pensare a mille altre combinazioni tra la musica che ascoltavo in quel momento e la conclusione di quella storia, frammenti, situazioni, ognuno con la sua colonna sonora.

Ma quello che mi si presenta quando ascolto la nebbia diradarsi sulle prime note di questo CD, è quel panorama di colori e immagini, vive, tratte direttamente da quei mesi e non da altro. Mi vedo tornare in macchina dopo un’altra sera come le altre, passata con lei, e ancora una volta senza aver né tolto né aggiunto nulla al nostro stare insieme. (altro…)

pulQuesta non è una vera e propria recensione. E’ un tentativo di raccontare ciò che mi lega a questo album, al di là del suo valore oggettivo. Sapevo, all’epoca, che ancora il mio gusto musicale doveva affinarsi, e tuttavia nel timido tentativo di esplorare terre ignote, cercavo con inquietudine qualcosa che inevitabilmente mi restituisse quelle sensazioni che ormai conoscevo bene ascoltando i dischi dei soliti, dei più grandi.

Iniziavo a guardare oltre, ad addentrarmi in un universo che non conoscevo, con un po’ di timore (mai veramente percepito) nel lasciare solchi, suoni e immagini consuete. Internet non era ancora così procace e i pochi momenti in cui davvero potevo affacciarmi sul precipizio, oltre alle amatissime “fanzine” (Paperlate su tutte), erano  mostre e mercatini del disco, con esposizioni da capogiro, scatoloni pieni di LP e Cd di gruppi dai volti sconosciuti e dalle copertine fantastiche, e attempati personaggi che si aggiravano tra queste, recitando a memoria rosari di sigle e nomi improbabili. (altro…)

Fireships-coverThe spirit music reminds you (I Will Find You)

Ci fu un tempo in cui viaggiavo molto, e lo facevo con passione. Capitali europee, soprattutto, ma anche percorsi minori. A Londra c’ero stato in una indimenticabile vacanza-studio alla fine degli anni ‘80, ma quel ritorno nel febbraio di qualche anno dopo nascondeva un sapore diverso. Vita quotidiana di periferia, da alcuni amici di amici, lontano dai percorsi consueti, in mezzo ad un tripudio di bipiani con i mattoncini rossi infarciti di piccole stanze moquettate, tendenzialmente disordinate, e poco ospitali (e non solo per le scale ripidissime). Pieno inverno, freddo, umido e pioggia fine a completare il quadro. (altro…)

SpaceShantyA chi ama frequentare le zone meno esplorate del rock progressivo capita, talvolta, di imbattersi in dei piccoli tesori, il cui ascolto rivela sensazioni gratificanti quanto inaspettate e che, una volta conosciuti a fondo, niente (ma proprio niente) hanno da invidiare ai fratelli maggiori più noti. Lo ammetto, a volte non basta un primo o superficiale ascolto. Ma armato di un po’ di pazienza e di un pizzico di curiosità, improvvisamente anche l’ascoltatore più distratto sarà ad un certo punto colpito da una particolare sequenza di note, da una voce, da immagini e angolazioni che inavvertitamente daranno un colore diverso a tutto quello che ha ascoltato fino a quel momento. (altro…)