Archivio per la categoria ‘Recensioni Vintage’

Per una volta non si tratta di una vera e propria recensione bensì di un racconto personale, un ricordo a cui sono particolarmente legato e che, tanto per cambiare, ha a che fare con la musica.

Infatti, tutto nel mio caso cominciò da qui, da quel tiepido giugno del 1972 dove grazie a cugini ed amici più grandi prese il via un’avventura mai conclusa, quella del rock.

Inizialmente fui colpito proprio dalla copertina: scarna, pareva di cartone, con al centro un cerchio arancione sormontato da un bel corsivo che recitava: Harvest  Neil Young(altro…)

Annunci

Riconosciuta ormai da tempo come “regina della West Coast”, dedita da sempre ad una sapiente miscela di tessiture folk rock con evidenti influenze jazzJoni Mitchell nel 1982 passa sotto le insegne della Geffen Records e con questa pubblica il suo undicesimo album, Wild Things Run Fast.

Sono anni di grandi mutamenti per la musica; il tornado punk si è già abbattuto sulla scena facendo cadere innumerevoli mostri sacri, per poi spegnersi piuttosto velocemente. Ne raccoglie dunque l’eredità la new wave e per molti musicisti si fa urgente e complessa la necessità di reinventarsi. (altro…)

L’autunno del 1973 resta nei miei ricordi, tra le altre cose, perché coincide con l’inizio del mio percorso liceale; da poco più di un anno avevo cominciato a seguire appassionatamente le vicende del rock, dando vita a quella che sarebbe divenuta la mia più grande passione.

Proprio in quell’anno, per l’esattezza a novembre, viene pubblicato Welcome, quinto album di una delle band più incendiarie e pirotecniche in circolazione, i Santana.

La trilogia iniziale ed il successo di Woodstock avevano sancito l’universalità della band guidata dal virtuoso chitarrista Carlos Santana, possessore di un suono ed un tocco unici. (altro…)

Dicembre 1971. Mancano ormai solo quindici giorni al Natale, quando durante un concerto presso il mitico Rainbow Theatre di Londra, Frank Zappa viene letteralmente assalito da un fan che lo fa carambolare giù dal palco. Risultato: fratture multiple che costringeranno uncle Frank ad una lunga rieducazione e ad un tormentato periodo a bordo di una sedia a rotelle.

Ma stiamo parlando di Frank Zappa…ed il nostro non si perde d’animo, continuando a scrivere e suonare pur se da una posizione disagiata. L’anno seguente infatti, 1972, sforna due album maestosi quanto a contenuti, contaminazione ed innovazione: Waka/Jawaka e appunto, quattro mesi dopo, The Grand Wazoo. (altro…)

MY PLAYLIST #2

Pubblicato: dicembre 15, 2016 in Recensioni Vintage
Tag:, ,

I don’t know where you end, and where it is that I begin.
You simply open my mind, and the memories flood on in

(Peter HAMMILL, Vision)

 

PLAYLIST #2

Universo al contrario. Un viaggio che solo la musica, la tua musica, può consentirti. Un viaggio a ritroso, nel tempo, nella tua mente, ma improvvisamente anche in avanti, o di lato, per tornare al punto di partenza e disegnare un tuo spazio, un tuo orizzonte; un inganno, perché riesci ad intravedere qualcosa di te in un modo che ti sembra più definito, per tornare poi di nuovo indecifrabile ad ogni spiegazione più razionale. Il mistero copre l’inizio del viaggio. Molte volte sei tu a volerlo: ricerchi quel pezzo e conosci gli effetti. Altre volte la scossa ti arriva involontariamente, quando quella sequenza di note o di parole che conosci ti arriva in un momento inaspettato, in modo casuale (come amo la riproduzione casuale…), e il tutto assume il valore nuovo di una riscoperta. (altro…)

Riconosco che la stanza di un ospedale, soprattutto se sterile e priva di contatti con il mondo esterno, possa non apparire il posto migliore per dedicarsi a piacevoli attività. Ma quello che mi è successo qualche anno fa, impegnandomi ad un lungo periodo di clausura nel quale fare i conti con una malattia molto seria, mi ha anche costretto a guardare oltre le mille scadenze quotidiane, riprendendo il filo dei miei pensieri troppe volte interrotto, fino a piegarmi ad un nuovo ritmo, ad una sequenza temporale dettata da me stesso e non da altri. Non auguro a nessuno la mia esperienza, ma se è possibile ricordare anche con piacere quei momenti lo devo solo alla possibilità che ho avuto di esplorare meglio, senza fretta e senza essere recintato in “ritagli di tempo” concessi da altri, qualche piccolo universo che avevo attraversato solo superficialmente (e a cui, immancabilmente, mi ero ripromesso di dedicare più tempo, facendo finta che dicessi sul serio, e sotterrandolo definitivamente tra le “cose da fare”). La musica, ad esempio. Avevo sempre avuto una curiosità particolare per la dark side of the prog, secondo una felice espressione che prendo a prestito, ossia per quei gruppi e quegli album che hanno vissuto di una gloria solo effimera e temporanea, o, in molti casi, non hanno avuto alcuna particolare attenzione, sopraffatti clamorosamente dalle gesta eroiche dei “maggiori”. Grazie alla rete, e al tempo a disposizione, ho quindi potuto cercare, trovare ed imbattermi, spesso per caso, in una serie di pezzi minori, di album contenenti uno o due tracks incredibili, di episodi passati sotto silenzio o di scarti anche di gruppi passati alla storia. Ed è anche grazie a loro tutti che la vita è riuscita a sorridermi anche in quei momenti.

Li elenco senza un ordine preciso, in modo assolutamente casuale (con le solite amene e personalissime annotazioni) (altro…)

IQ-Ever-FrontalForse le coincidenze non hanno spiegazioni, forse nemmeno esistono, ma quando un album aderisce in pieno e completamente ad una fase della tua vita qualcosa ti viene da pensare. Vicino al trentesimo anno ma ancora dentro fino al collo ai miei vent’anni, stavo vivendo un inatteso periodo di continue spinte emotive, di tensioni e scoperte inattese, di rapporti bruciati e ricostruiti da un giorno all’altro, di nottate perdute dietro un sogno e nessuna aspettativa di lungo periodo. Questo disco per me è un po’ così. E’un impasto di tutte queste cose, è un continuo andare avanti, giorno dopo giorno, con nuove sensazioni e cambi di ritmo improvvisi, due o tre cose da fare ogni sera e il tempo davvero dilatato, mille occasioni, nessuna rinuncia. Ogni giorno pieno di troppi stimoli, di troppe idee, di troppa vita e incredibilmente denso. (altro…)