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Crossover come spesso sanno essere le band statunitensi, tornano a fare parlare di sé i Thank You Scientists con la nuova uscita intitolata Terraformer, album di una durata mastodontica (82 minuti).

In questa occasione, il nutrito combo del New Jersey presenta ben 3 nuovi elementi sui sette totali, una vera e propria rivoluzione: alla batteria Joe FademSam Greenfield al sax e Joe Gullas (tromba e flicorno), per una formazione dunque ampiamente rinnovata ma che comunque, di base, riparte dal sound magmatico e composito di Stranger Head Prevail.

I riferimenti sono i medesimi e dunque Coheed and CambriaMars Volta, Frank Zappa, una spiccata attitudine djent metal, la capacità di effettuare moderne e ritmate incursioni fusion, l’utilizzo frequente dei fiati à la Chicago e Blood, Sweat & Tears. (altro…)

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Confesso che da sempre ho avuto qualche difficoltà a misurarmi con musical o rock opera; tranne che in sporadiche occasioni, l’eccessiva frammentazione dei brani, la durata complessiva che appesantisce l’ascolto, l’attenta osservazione dei ruoli per potere seguire al meglio la vicenda, fanno sì di non realizzarne un format cui mi sia mai del tutto appassionato.

Se poi ci si…mette di mezzo un musicista estremamente prolifico come Neal Morse, l’operazione sulla carta può diventare ancora più ostica. Jesus Christ The Exorcist (A Progressive Rock Musical by Neal Morse) è il frutto di quasi una decina d’anni di lavoro per l’artista californiano, e vede adesso la luce pubblicato da Frontiers Music.

Un’opera monumentale, divisa in due CD, dove in pratica sta racchiuso l’intero iter musicale di Morse. (altro…)

Daniel Tompkins, talentuoso frontman dei TesseracT, pubblica per Kscope il suo primo lavoro solista, intitolato Castles.

Con l’ausilio del chitarrista e sodale della band Acle Kahney (autore anche del mastering), l’arrangiamento dei cori affidato a Randy Slaugh (presente su Sonder dei TesseracT), del poli strumentista britannico Paul Ortiz e del producer Dmitry Stepanov, ne esce un album abbastanza particolare, in grado di regalare alcuni passaggi di alto livello per la cura delle sonorità, il gusto e le doti ormai conosciute del cantante inglese.

Di più, Tompkins rivela una propensione, inaspettata a certi livelli, per comporre brani ad alto tasso emozionale restando ad un voltaggio limitato, giocando più sulle emozioni e sul pathos che sulla potenza. (altro…)

Quando tre anni e mezzo or sono, in occasione del debutto descrivevo i Rendezvous Point come un ibrido tra prog-metal e djent, cercavo anche di indicare dei riferimenti, ovvero LeprousTesseract BTBAM.

La band norvegese pubblica in questi giorni il secondo atto intitolato Universal Chaos e lo fa con l’identica formazione dell’esordio in cui, giova ricordarlo, milita pure l’arrembante e lanciato batterista dei LeprousBaard Kolstad.

Ho nominato già due volte il gruppo condotto da Einar Solberg perché in effetti il sound dei Rendezvous Point si è spostato molto verso quello dei più noti connazionali, così come in ambito djent, tralasciando nelle retrovie i tipici e tecnici assalti di matrice prog-metal. (altro…)

Architetture musicali solide e coinvolgenti, armonie vocali di spessore, un basso (John Galgano) straripante, tecnica raffinata al servizio di strutture corpose ma fluenti, la capacità di condensare musica in una durata ottimale; queste le principali impressioni che derivano dall’ascolto di Don’t Panic, nono e riuscito lavoro dei newyorkesi  IZZ, reduci a dire il vero da due precedenti uscite non esattamente trascinanti.

Se è vero che per ogni band dell’era moderna è inevitabile rintracciare più o meno evidenti rimandi al passato, gli IZZ non fanno eccezione: palpabili, sopratutto in alcuni passaggi, i richiami al sound degli Yes ed in altri dei Renaissance. Ma il gruppo americano per fortuna, non si limita ad un mero “copia e incolla”, reinterpretandoli con passione e carattere, offrendone una lettura attuale e personale. (altro…)

Non sono poi così tante oggi le band in grado di garantire l’acquisto di un CD sulla fiducia, al buio, senza nemmeno ascoltarlo; tra queste ci sono sicuramente i Big Big Train che sino ad ora, con un costante e progressivo crescendo (molto marcato da The Underfall Yard in poi), non hanno sbagliato un colpo.

Burning Shed pubblica ora Grand Tour, il nuovo album di David Longdon e compagni ed ancora una volta il risultato è assicurato, la fiducia degli appassionati ben riposta. Ritengo da sempre fuorviante azzardare paralleli tra epoche così distanti e per un genere che nei decenni ha provato a trasformarsi onde non svuotarsi di significato ma… forse non è così fuori luogo definire i Big Big Train come Genesis del 2000 ed il loro front-man, almeno vocalmente, novello Peter Gabriel(altro…)

Una parziale virata indirizzata verso il djent, una parte scoppiettante ed un’altra più in linea con il tracciato sin qui percorso dalla band. Queste le credenziali di Inveritas, quinto album degli inglesi guidati da Rich Hinks, bassista, tastierista, e mente di una formazione piuttosto mobile, attualmente divenuta un quartetto dopo la fuoriuscita di Tom Green.

Forti delle buone prove precedenti (l’ultima uscita datava 2014), gli Aeon Zen provano a rimescolare le carte in alcuni pezzi prendendo spunto probabilmente dal sound dei connazionali Tesseract; è giusto un assaggio, una prima e contenuta commistione ma ritengo sia comunque importante segnalarla. (altro…)