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Solo un anno fa ero qua a descrivere le qualità ed i pregi di Folklore ed ecco che i Big Big Train tornano alle stampe con Grimspound, decima pubblicazione del loro percorso discografico.

Mixato e masterizzato da Rob AubreyGrimspound è in un certo senso la prosecuzione ed il completamento del disco precedente ed in qualche modo ne ricalca le linee guida, la densità e la tensione e persino la durata. Un lavoro molto compatto, omogeneo, che sottolinea ancor più che in passato lo stile ormai assolutamente personale e caratteristico della band guidata dall’impeccabile David Longdon.

Ed ancora, anche questo è un lavoro che si svela man mano, illuminando dettagli sempre più nitidi e ricercati a cornice di trame mai banali. (altro…)

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C’erano una volta A Whiter Shade of Pale ConquistadorHomburg ed A Salty Dog. E’ stato tanto tanto tempo fa, il mondo della musica stava cambiando ed i Procol Harum erano tra i pionieri di questi mutamenti. Una carriera duratura che ha registrato scioglimenti e reunion e, tutto sommato, non moltissimi album all’attivo.

Oggi, dopo ben 14 anni di silenzio discografico, i nostri tornano con l’ultima fatica intitolata Novum, un lavoro agile e totalmente nel solco della band tuttora capitanata da un Gary Brooker carismatico ed inossidabile. Novum, tra l’altro, ha la peculiarità di essere il primo disco della band inglese che vede l’assenza di Keith Reid nella stesura dei testi, sostituito dall’apporto di Pete Brown. (altro…)

Abbiamo dovuto attendere tre anni e mezzo per il nuovo album dei Magenta ma, a conti fatti, ne è valsa la pena, We Are Legend, questo il titolo del successore di The Twenty Seven Club, si presenta infatti con tutte le credenziali per fare bene.

Soltanto tre lunghi brani compongono il nuovo disco della band gallese dove come al solito Christina BoothRob Reed Chris Fry offrono una prova degna del loro blasone; ad accompagnarli in questa occasione troviamo Dan Nelson al basso e Jon Griffiths alla batteria.

Confesso che di primo acchito la struttura della track list (per certi versi ardita) mi ha sorpreso ma, successivamente, ho potuto constatare la bontà della scelta. (altro…)

Nella vita non sono poche le circostanze fortuite, casuali o quanto meno particolari che si verificano e che danno origine a vere e proprie sorprese. Non fa eccezione la musica ed il caso in questione in particolare, che vede il ritorno in azione dei Isildurs Bane, gruppo fermo discograficamente da ben 14 anni, in compagnia della voce di una delle più importanti band ancora in attività, Steve Hogarth dei Marillion.

Il combo svedese ci ha abituato in passato ad una certa trasversalità, tanto che etichettare il loro sound solo come symphonic prog mi è sempre parso riduttivo e Colours Not Found In Nature, titolo del nuovo album, conferma queste sensazioni. (altro…)

Con una regolarità impressionante tornano alla ribalta i Mostly Autumn del chitarrista, cantante e compositore Bryan Josh, forti del nuovo e dodicesimo lavoro intitolato Sight of Day.

Se il precedente Dressed In Voices (2014) mostrava un lato più “scuro” della band, l’ultima fatica riprende un cammino più solare, più aperto, maggiormente incline a quelle che sono le coordinate usuali e sciorina una durata davvero molto consistente, ben 73 minuti.

Gran parte del lavoro di scrittura è rimasta, al solito, sulle spalle del chitarrista il quale in questa occasione non si è davvero risparmiato. Le sonorità rimangono quelle care al gruppo di York e l’ascolto di Sight of Day conferma e mantiene le piacevolezze conosciute. (altro…)

Camaleontici, trasversali, poliedrici, versatili…negli anni gli Ulver ci hanno abituato a solcare mari musicali tra i più differenti, proponendo quasi costantemente un desiderio di innovazione e cambiamento; questa volta credo però che si siano superati, oltrepassando ogni aspettativa. The Assassination of Julius Caesar, titolo del nuovo album, stupisce infatti per il taglio profondamente elettronico e al tempo stesso immediato, una sorta di electronic pop-rock non così distante da alcune atmosfere care ai Depeche Mode.

Nel caso della band norvegese non credo si possa parlare di svolta perchè già troppe volte in passato hanno scelto traiettorie diverse e alternative; certo è che un sound di questo tipo sorprende e non poco. (altro…)

Quando trascorre un lungo lasso di tempo tra la pubblicazione di un album e l’altro, esponenzialmente crescono le curiosità. E’ questo il caso relativo ai White Willow che dopo cinque anni e mezzo di silenzio, tornano sulla scena con Future Hopes, settimo album del loro catalogo presentato, tra l’altro, da un inconfondibile art work a firma di Roger Dean.

Pubblicato per Laser’s Edge, il nuovo lavoro della band norvegese propone l’ingresso della cantante Venke Knutson in sostituzione di Sylvia Skjellestad; per il resto la formazione resta invariata e saldamente nelle mani del chitarrista Jacob Holm-Lupo e del tastierista Lars Fredrik Frøislie. (altro…)