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I prodromi con Shrine of New Generation Slaves (2013), l’evoluzione con Love, Fear and the Time Machine (2015), passando per la dolorosa scomparsa di Piotr Grudziński e due uscite per il side project Lunatic Soul. Oggi la parziale conferma del diverso indirizzo sonoro intrapreso da Mariusz Duda ed i suoi Riverside con la pubblicazione di Wasteland, settimo sigillo per la band polacca, edito per InsideOut.

I bagliori e le ombre tratteggiate da un approccio più electronic avevano oramai soppiantato in buona parte la dicotomia tra segmenti melodici ed altri più ispidi, per anni un vero punto di forza del quartetto; già, il quartetto… purtroppo si è ridotto ad un trio e questo ha influito molto sulla cifra stilistica della band, sia sul piano umano (una perdita davvero importante) che su quello delle strutture musicali. (altro…)

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Giugno 2018 si segnala per la pubblicazione di esordio di un nuovo super-gruppo, The Sea Within. L’album reca un titolo eponimo ed è edito per InsideOut mentre la band, come ampiamente preannunciato, è composta da: Roine Stolt chitarra e voce (Flower Kings Transatlantic), Jonas Reingold basso(Flower KingsKarmakanic The Tangent), Daniel Gildenlöw voce e chitarra (Pain Of Salvation), Tom Brislin tastiere e piano (alcune lussuose collaborazioni nel passato) e Marco Minnemann batteria (The Aristocrats).

Come se tutto questo non bastasse, si aggiunge pure una lista di ospiti eccellenti: un intenso cammeo di Jon Anderson, un contributo al piano di Jordan Rudess, il sax di Rob Townsend (Steve Hackett) e, in due tracce oltre che presenza fissa on stage, la voce di Casey McPherson (Flying Colors). (altro…)

Atteso da tempo, ecco finalmente il ritorno dei Kino, super gruppo inglese guidato dal chitarrista e cantante John Mitchell e dal bassista dei MarillionPete Trewavas, affiancati da John Beck (tastierista dei It Bites) e dall’ormai onnipresente Craig Blundell alla batteria.

Sono trascorsi ben tredici anni dall’esordio (Picture) e si cominciava fortemente a dubitare che ci potesse essere un seguito; invece, pubblicato per InsideOut, esce in questi giorni il secondo capitolo dal titolo Radio Voltaire.

Un album imperniato dunque sulle doti compositive, canore e non ultimo chitarristiche di John Mitchell, un album che quindi risente e si può accostare da vicino ai suoni dei due lavori a firma Lonely Robot. (altro…)

Terzo sigillo per gli statunitensi Perfect Beings che, sotto l’egida del mastermind Johannes Luley, si ripropongono con Vier, un lavoro per certi versi temerario ed ambizioso. Una struttura poderosa che si sviluppa per ben 72 minuti, suddivisa in quattro suite principali per un totale complessivo di diciotto brani.

Una mole musicale davvero non indifferente che ha attirato le mire di InsideOut per la pubblicazione del CD. Accanto a Luley, mente del progetto e qui in veste di chitarrista e bassista, troviamo i fidati Ryan Hurtgen (voce, piano) e Jesse Nason (tastiere), cui si è aggiunto il possente Sean Reinert, già alla batteria con Cynic, Death e Gordian Knot.
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Con una formazione totalmente rinnovata, tornano in gioco i vecchi Kayak capitanati dall’infaticabile tastierista Ton Scherpenzeel.

Seventeen lo scarno titolo in testa al nuovo lavoro della band di lungo corso olandese, pubblicato per InsideOut; un’ora piena di progressive rock di annata tra evidenti richiami di scuola e qualche sparuto accenno classic rock. Non una rock-opera stavolta ma un amalgama di dodici brani dei quali tre piuttosto dilatati e gli altri in forma canzone.

Bart Schwertmann (voce), Marcel Singor (chitarra), Kristoffer Gildenlöw (basso, ex Pain Of Salvation) e Collin Leijenaar (batteria), i volti della nuova line up. (altro…)

frontUn progetto che trova continuità; torna Nick Beggs con i suoi The Mute Gods. A poco più di un anno dall’esordio. il trio (completato da Marco Minnemann – batteria e chitarra – e Roger King – tastiere) è già in grado di sfornare la seconda fatica. Tardigrades Will Inherit the Earth, questo il titolo dell’album, diventa una sorta di cartina tornasole utile a verificare la solidità della band e la qualità compositiva, non sempre propriamente a fuoco al debutto.

Né si possono sottovalutare la forza e la spinta dei testi con i quali il biondo bassista inglese esprime in modo molto diretto, talvolta crudo, il dissenso, il disgusto e la preoccupazione verso gli eventi che funestano o condizionano il nostro tempo e la relativa passività con cui spesso tendiamo ad affrontarli nel quotidiano.

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frontDopo quello che a mio parere resta un mezzo passo falso (Disconnect), John Wesley aveva necessità di invertire rapidamente la rotta dando segnali di altro tipo. Ci riesce in buona parte con il nuovo e pimpante A Way You’ll Never Be, pubblicato sempre per InsideOut; un disco (il settimo a suo nome) che vede il chitarrista americano tornare prepotentemente in sella anche a livello compositivo, con un sound frizzante, molto elettrico e a tratti vintage.

Accompagnato dal sodale Mark Prator alla batteria e dal talentuoso bassista dei CynicSean MaloneJohn Wesley recupera in questo lavoro un maggiore tasso di personalità, lasciando in disparte o quasi i fantasmi del passato (Porcupine TreeSound of Contact) e concentrandosi principalmente sul proprio sentire. (altro…)