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L’autunno del 1973 resta nei miei ricordi, tra le altre cose, perché coincide con l’inizio del mio percorso liceale; da poco più di un anno avevo cominciato a seguire appassionatamente le vicende del rock, dando vita a quella che sarebbe divenuta la mia più grande passione.

Proprio in quell’anno, per l’esattezza a novembre, viene pubblicato Welcome, quinto album di una delle band più incendiarie e pirotecniche in circolazione, i Santana.

La trilogia iniziale ed il successo di Woodstock avevano sancito l’universalità della band guidata dal virtuoso chitarrista Carlos Santana, possessore di un suono ed un tocco unici. (altro…)

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Dicembre 1971. Mancano ormai solo quindici giorni al Natale, quando durante un concerto presso il mitico Rainbow Theatre di Londra, Frank Zappa viene letteralmente assalito da un fan che lo fa carambolare giù dal palco. Risultato: fratture multiple che costringeranno uncle Frank ad una lunga rieducazione e ad un tormentato periodo a bordo di una sedia a rotelle.

Ma stiamo parlando di Frank Zappa…ed il nostro non si perde d’animo, continuando a scrivere e suonare pur se da una posizione disagiata. L’anno seguente infatti, 1972, sforna due album maestosi quanto a contenuti, contaminazione ed innovazione: Waka/Jawaka e appunto, quattro mesi dopo, The Grand Wazoo. (altro…)

frontUna consistente manciata di EP all’attivo, un progetto nato solista e pian piano evoluto in una band nella quale, tra l’altro, è transitato fugacemente anche Marco Minnemann. Sto parlando di Plini, giovane e virtuoso chitarrista e poli strumentista australiano, pronto finalmente a presentare il primo album intitolato Handmade Cities, completamente auto prodotto.

Sulle doti ed il talento del musicista di Sidney hanno posato gli occhi proprio di recente i Animals As Leaders, coinvolgendolo come gruppo di supporto nel loro tour intercontinentale e devo sottolineare come sin dal primo ascolto, l’ardito mélange strumentale tra fusionprog metal ed una spruzzata djent si riveli vincente. (altro…)

frontFinalmente l’incontro musicale da molto tempo preannunciato vive di una testimonianza tangibile, concreta; una maturazione piuttosto laboriosa ha prodotto Better Late Than Never (mai titolo fu più azzeccato !), primo lavoro della band scaturita dalla collaborazione tra Jon Anderson, indimenticabile voce degli Yes ed il funambolico violinista francese Jean Luc Ponty, una carriera nel jazz, fusion e con partecipazioni in alcuni memorabili lavori di Frank Zappa.

Il progetto in realtà vagava nell’aria da decenni ma poi, come spesso succede, non si è potuto realizzare per i diversi impegni dei due musicisti. In seguito, qualche anno fa, la malattia del cantante e la… “forzata” dipartita dagli Yeshanno reso possibile che si materializzasse questo particolare connubio. (altro…)

frontCorredato al solito di una cover estremamente simpatica ed auto ironica (a firma Tom Colbie) esce in questi giorni Tres Caballeros, il terzo e nuovo album del fusion power trio The Aristocrats. Come due anni fa in occasione di Culture Clash, la pubblicazione giunge poco dopo il termine del tour europeo di Steven Wilson che ha visto impegnati stabilmente Marco Minnemann Guthrie Govan. 

Art work, sound e citazioni esplicite nei titoli rimandano al Texas e ai Z Z Top, vera fonte di ispirazione in questo caso; ovviamente in una chiave ampiamente rivista e reinterpretata, nello stile molto personale della band. (altro…)

frontLo scorso ottobre sono stato invitato  a Bologna da una vivace promoter genovese per assistere al concerto di una band ungherese, a suo dire molto brillante; un maledetto imprevisto dell’ultima ora non mi ha permesso di presenziare ed ancora me ne dispiaccio perché sono certo ne valesse davvero la pena.

Tuttora non molto conosciuti da noi, i Special Providence presentano il loro quarto lavoro dal titolo Essence Of Change, interamente strumentale; un prog metal arrembante, straripante, venato però da evidenti contaminazioni fusion che ne fanno un album letteralmente da divorare, senza pause. (altro…)

frontUn ardito esperimento per i giorni nostri, quello messo in piedi dal duo francese Alco Frisbass che presenta il primo album, eponimo: unire in modo congruo e sensato tra loro matrici fusion, afflati del sound di Canterbury e qualche graffio in stile RIO. Una scommessa importante, resa ancora più al limite dal fatto che si tratta di un lavoro interamente strumentale, nel quale elettronica, strappi della chitarra, echi di violino e suoni programmati, si confondono tra loro supportati da ritmiche ben pronunciate. (altro…)