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Quelli che tra voi hanno la bontà di seguirmi avranno notato che solitamente, raccontando di un nuovo album, non sono incline a stroncature tout court né, tanto meno, per partito preso. Se un lavoro proprio non mi convince tendo ad oltrepassarlo; quando si tratta però di una band ben conosciuta e/o che ho avuto modo di apprezzare, mi sento in dovere di descrivere comunque alcune impressioni.

E’ il caso quindi dei Crippled Black Phoenix e della loro ultima uscita, intitolata Great Escape. Decima pubblicazione nell’arco di undici anni e qui, a mio modesto avviso, comincia ad incepparsi qualcosa fin dal primo ascolto. Mantenere un ritmo simile trovo sia impensabile, oltre che infernale, se non a scapito della qualità compositiva e delle idee che, per quanto brillanti nella mente di Justin Greaves, difficilmente potranno tendere all’infinito. (altro…)

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Un colpo di coda sensazionale, questa la descrizione in pillole che mi sento di fornire per Hidden Details, nuovo e sorprendente album degli eterni Soft Machine. Abbandonato il termine Legacy che aveva accompagnato il quartetto sino a cinque anni fa con il brillante Burden Of Proof, la”macchina morbida” si è rimessa incredibilmente in cammino a 50 anni esatti dall’esordio, un’era musicale intera !

Ed è stata una scelta (non solo di tipo semantico) assolutamente da condividere perché questo è un lavoro Soft Machine a tutti gli effetti, vuoi per la militanza di decenni di tre dei protagonisti, vuoi per l’intesa profonda cementatasi negli anni con Theo Travis, a mio avviso uno dei più versatili e raffinati interpreti e compositori ai fiati del panorama odierno.

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Questa volta non mi sono fatto cogliere impreparato e dunque ecco qua la puntuale segnalazione per la nuova uscita (la terza) dei promettenti Skyharbor, un combo di origine indiana spesso di stanza negli Stati Uniti, che ha cominciato il percorso sulla scia di un prog metal piuttosto tecnico, per poi virare decisamente sul versante djent.

Sunshine Dust è il titolo dell’ ultima fatica e subito, a proposito di djent, va ricordato l’abbandono della formazione di Daniel Tompkins, oramai completamente assorbito dai suoi TesseracT. Oltre a lui ha lasciato pure il batterista Anup Sastry; i due sono stati rilevati rispettivamente da Eric Emery Aditya Ashok ma come vedremo il risultato finale è stato comunque egregiamente centrato. (altro…)

Assoldato definitivamente Gavin Harrison ed il suo enorme bagaglio di tecnica ed esperienza, tornano a far parlare di sé i Pineapple Thief e lo fanno con Dissolution, nuovo lavoro del quartetto guidato da Bruce Soord, edito ancora una volta da Kscope.

E non è da poco la curiosità di andare a verificare la proposta della band a due anni di distanza da quello che rimane sin qui (a mio parere) l’episodio più completo e maturo della loro discografia, Your Wilderness.

In linea generale dunque si può parlare di una nuova stagione per Soord e compagni, le idee sono più a fuoco ed il cammino procede senza tentennamenti, giovandosi ora pure dell’apporto fattivo (ed in alcuni casi determinante) di un Gavin Harrison non più turnista, seppure di gran lusso, ma membro effettivo. (altro…)

The Persistence : il persistere, ma pure il rimanere ed anche il sopravvivere. Il non darsi mai per vinti, restando con i piedi ben ancorati al suolo, riuscendo così a sopravvivere di fronte alle più forti avversità.

L’incredibile nuovo album dei Kingcrow reca con sé questo messaggio e l’ho volutamente definito incredibile perché dimostra come ancora oggi sia possibile, per una band dalla storia quasi ventennale, esplorare con successo territori non compresi in quella che (a questo punto) era l’area di appartenenza.

Se con Eidos il gruppo romano aveva già compiuto dei passi ampiamente significativi in questa direzione, con The Persistence il dato si evidenzia maggiormente, rendendo oggettivamente difficile inquadrare rigidamente il sound in un solo genere. (altro…)

Forti del successo ottenuto con Delusion Rain (2015), tornano alla ribalta i canadesi Mystery con il nuovo e settimo album dal titolo Lies and Butterflies. Completato a tutti gli effetti l’avvicendamento alle tastier: e, la cui casella ora è saldamente occupata dal giovane Antoine Michaud, il sestetto guidato dal chitarrista Michel St-Père sciorina sette brani pienamente nel filone dei lavori precedenti, senza alcun tentennamento.

Una macchina perfettamente rodata che negli ultimi anni ha espresso ottime pagine di neo prog ma che ora, parere del tutto personale, rischia di incagliarsi parzialmente tra gli scogli della ripetitività; intendiamoci, sonorità, melodie ed arrangiamenti permangono di ottima fattura ma non è difficile scorgere un songwriting riproposto nella sostanza con una inusuale prevedibilità. (altro…)

Come da calendario i Between The Buried And Me pubblicano Automata II, secondo capitolo a completamento della precedente uscita del marzo scorso, Automata I.

Quattro tracce per una durata analoga al primo, circa 33 minuti, con le quali il gruppo di Raleigh chiude dunque il cerchio con esiti, a mio vedere, soddisfacenti ma non superlativi.

Se infatti il primo volume mi aveva in parte spiazzato per l’eccessiva quantità di carne messa al fuoco, questo non è da meno, proponendo un paio di episodi davvero incisivi ed immaginifici ma anche un paio di passaggi che, o si possono considerare alla stregua di un divertissement, oppure, pur degni di nota, rimangono su coordinate già ampiamente battute. (altro…)