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Come da calendario i Between The Buried And Me pubblicano Automata II, secondo capitolo a completamento della precedente uscita del marzo scorso, Automata I.

Quattro tracce per una durata analoga al primo, circa 33 minuti, con le quali il gruppo di Raleigh chiude dunque il cerchio con esiti, a mio vedere, soddisfacenti ma non superlativi.

Se infatti il primo volume mi aveva in parte spiazzato per l’eccessiva quantità di carne messa al fuoco, questo non è da meno, proponendo un paio di episodi davvero incisivi ed immaginifici ma anche un paio di passaggi che, o si possono considerare alla stregua di un divertissement, oppure, pur degni di nota, rimangono su coordinate già ampiamente battute. (altro…)

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Esattamente a quattro anni di distanza torno con piacere a segnalare i Distorted Harmony ed il loro terzo e nuovo lavoro intitolato A Way Out. La frizzante band israeliana ha rimescolato le carte nella propria line up e presenta una proposta dal forte sapore djent metal; non che questo sia di per sé una novità ma è indubbio che il sound attuale abbia abbandonato quasi completamente le iniziali sponde prog metal per tuffarsi nel mare aperto del djent, conservando come punti di riferimento MeshuggahPeriphery e, sopratutto, TesseracT.

Nel periodo intercorso dalla precedente pubblicazione, il gruppo ha svolto un’intensa attività live a supporto di grossi nomi ed ha modificato la formazione con l’ingresso di un secondo chitarrista, Amit Plaschkes. (altro…)

Giugno 2018 si segnala per la pubblicazione di esordio di un nuovo super-gruppo, The Sea Within. L’album reca un titolo eponimo ed è edito per InsideOut mentre la band, come ampiamente preannunciato, è composta da: Roine Stolt chitarra e voce (Flower Kings Transatlantic), Jonas Reingold basso(Flower KingsKarmakanic The Tangent), Daniel Gildenlöw voce e chitarra (Pain Of Salvation), Tom Brislin tastiere e piano (alcune lussuose collaborazioni nel passato) e Marco Minnemann batteria (The Aristocrats).

Come se tutto questo non bastasse, si aggiunge pure una lista di ospiti eccellenti: un intenso cammeo di Jon Anderson, un contributo al piano di Jordan Rudess, il sax di Rob Townsend (Steve Hackett) e, in due tracce oltre che presenza fissa on stage, la voce di Casey McPherson (Flying Colors). (altro…)

Dopo poco più di due anni e mezzo di silenzio si riaffacciano i tedeschi Subsignal presentando, via Gentle Art of Music, il loro quinto lavoro, La Muerta.

Prodotto da Yogi Lang e Kalle Wallner (RPWL), il nuovo album traccia un nuovo punto di equilibrio per il quintetto che nel frattempo ha arruolato Markus Maichel alle tastiere in luogo di Luca Di Gennaro; il sound della band pare sfrondato da qualche fronzolo di troppo, alleggerito e snellito nella costruzione e nello sviluppo, ricercando una miscela tra progressive, qualche incursione hard rock e non disdegnando, tra le righe, alcune sfumature A.O.R. e, azzarderei, persino pop.

Sulla carta mi si potrà obiettare che non c’è poi molto di nuovo ma in realtà, all’ascolto, le sensazioni sono diverse.  (altro…)

Dici Spock’s Beard e ripensi agli anni ’90, a quella stagione che ha partorito e rappresentato la nascita della terza generazione del progressive rock, andato poi declinandosi sotto varie forme. Tredici album in studio all’attivo, alcuni live, un’intensa attività costellata di tournée in giro per il mondo…ed oggi, con il consueto piglio ed ancora una buona dose di entusiasmo, la band statunitense richiama l’attenzione su di sé con Noise Floor, il nuovo lavoro che si compone di un CD ed un EP suddiviso in 4 brani.

La formazione registra l’importante rientro (almeno in studio) di Nick D’Virgilio alla batteria in luogo del fuoriuscito Jimmy Keegan; l’album, come andremo a vedere, mostra le consuete peculiarità della band, qui a mio parere più a fuoco che nel recente passato (The Oblivion Particle). (altro…)

Mariusz Duda, bassista e frontman dei Riverside, fa doppietta con la pubblicazione di Under The Fragmented Sky, sesto capitolo del side project denominato Lunatic Soul che segue a soli sette mesi di distanza l’uscita dell’ottimo Fractured.

Il nuovo album, edito ancora per KScope, vede il solo Wawrzyniec Dramowicz accompagnare alla batteria il bassista e cantante polacco, in quella che è una sorta di chiusura del cerchio tracciato con il disco precedente; anche qui è di nuovo un’intenzione electronic a fare da linea guida, un sentore che da tempo pervade Duda, emerso pure sulla sponda della band di origine con Love, Fear and the Time Machine.

La programmazione dei synth recita quindi un ruolo di primissimo piano, come del resto la voce calda ed evocativa, talvolta filtrata, del musicista. (altro…)

Edito per KScope esce in questi giorni Soyuz, il nuovo e decimo album degli inesauribili norvegesi Gazpacho. A grandi linee, l’idea alla base di questo lavoro fa riferimento alla impossibilità di “salvare” (per poi rivivere) i migliori momenti della nostra vita e quindi ecco la fantasia di congelare gli istanti e gli episodi più felici attraverso otto brani che raccontano altrettante storie, lungo i secoli e Paesi lontani; tra questi, come da titolo, il viaggio della navicella spaziale sovietica Soyuz, terminato per un guasto con la morte del pilota Vladimir Komarov.

Da un punto di vista musicale il sestetto ribadisce  la propria indole intimista, a tratti oscura ed incombente, crossover nel DNA e quel seme di minimalismo di stampo Radiohead che è quindi germogliato prepotentemente, accompagnato da altri riverberi più o meno evidenti o consueti. (altro…)