Deep Purple Now What ?! 2013

Pubblicato: aprile 28, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontCi eravamo lasciati sulle note del buon Rapture of the Deep, correva l’anno 2005. Don Airey aveva ormai preso stabilmente il posto del compianto Jon LordIan Gillan cominciava a mostrare i primi segni di cedimento delle sue corde vocali ma ancora teneva il passo (salvo poi naufragare nel deludente ed opaco One Eye to Morocco, 2009). Roger Glover Ian Paice, il motore, la ritmica dei Purple, rispondevano ancora presente pur non sfoderando forse più la carica dei tempi d’oro; in ultimo le scale ed i soli fiammeggianti di Steve Morse contribuivano a tenere sempre alta la tensione.

Uno status complessivamente più che accettabile per una delle maggiori band che la storia dell’ hard rock abbia partorito, a patto di accettarne anche i limiti e le carenze inevitabilmente segnate dal trascorrere del tempo; e nel loro caso, inutile ricordarlo, di tempo ne è passato davvero tanto.

Di li in poi qualche prova solista (Glover, Airey), collaborazioni (Paice, Airey) o altri progetti (Morse, uno per tutti Flying Colors); in contemporanea l’uscita di un paio di live ma sul futuro della band non era dato sapere più di tanto.

Annunciato in largo anticipo esce ora Now What?!, diciannovesimo album dell’era” purple”; registrato a Nashville vede la produzione di Bob Ezrin (!) ed offre undici pezzi più una bonus track nella de luxe edition che comprende pure un DVD.

Poco da dire sulla copertina che è quanto di più scialbo potesse essere ideato, unica nota importante è la dedica all’interno allo scomparso Jon Lord.

1) A Simple Song. Partenza ovattata con tanto di slide, un’atmosfera malinconica nella quale si destreggia bene Mr.Gillan; dopodiche avviene il vero e proprio start, corale, da parte di tutta la band. Airey sfodera subito sciabolate da brivido con il suo Hammond (nella migliore tradizione del gruppo) per poi, con moto circolare, concludere ri-approdando al tema iniziale.

2) Weirdistan. Il basso di Glover subito in evidenza accoppiato al drumming secco di Paice per un brano molto ritmato; sonorità un pò retro di una tastiera introducono il primo breve solo di Steve Morse mentre Gillan si mantiene su tonalità…tranquille.

3) Out of Hand. Rintocchi di campane in lontananza e il prepotente ingresso del suono di archi preludono all’incedere quasi marziale del brano che pare provenire dal passato, classico esempio di certo tipo di sound del quintetto; di sicuro il “tiro” è maggiore rispetto ai due precedenti con una parte solista di chitarra abbastanza corposa.

4) Hell to Pay. Prende giri il motore DP con un riff puramente r&r, neanche troppo lontano da certo “swing” degliAC/DC, ovviamente riveduto e corretto. Evidentemente scaldatasi, prende vigore anche l’ugola di Gillan che comunque conferma di non potersi più permettere certi azzardi. Un bel solo di Airey all’ Hammond taglia in due il pezzo, tintosi ormai interamente di porpora.

5) Body Line. Tipico rock dall’andamento e dal testo sensuale, tanto caro al singer; ritmo molto sincopato, riff di chitarra sporco e con la giusta “cattiveria” e poi nuovamente Morse ed Airey sugli scudi. Di sicuro impatto anche in ottica live.

6) Above and Beyond. Un bel testo, tra i migliori del lotto, che presumo sia richiamo e ricordo per Lord; musicalmente invece il brano non regala particolari emozioni, abbastanza fragile nella linea melodica pur dotato di una struttura sufficiente.

7) Blood From a Stone. Grande passaggio rock blues, denso, trepidante e di ottima intensità; tutto gira a meraviglia e va segnalato che sin qui questa è la miglior prova vocale di IG. Morse regala qualche ricamo dei suoi, secondo il suo stile, a celebrare il miglior brano dell’album.

8) Uncommon Man. Con i suoi sette minuti è la traccia più lunga; una splendida prima parte divisa tra una magnifica orchestrazione di archi e tastiere ed un SM dal tocco qui leggendario, in un crescendo che porta all’ingresso della ritmica prima e della voce subito dopo. La ricerca della melodia purtroppo spesso si affida a soluzioni troppo prevedibili ed è un peccato ma, ripeto, l’esito viene anche pregiudicato dalle oggettive limitazioni (fisiche, non certo di talento) del cantante.

9) Après Vous. Ancora un salto nel tempo con un bel pezzo la cui matrice è inconfondibile, sembra di essere tornati indietro di qualche decennio. In questo caso poi i Deep Purple ricreano anche quel tocco di psych-prog (bravo Airey !) che li accompagnava in sottofondo all’inizio degli anni ’70. Gran lavoro di Glover e Paice, senza sosta, a sostenere e legare tutta l’impalcatura.

10) All the Time In the World. Nuovamente un rock blues improntato ad un mood “vecchio stampo” , tondo e morbido che però non ha dentro la forza di graffiare più di tanto. Bello ma di maniera.

11)  Vincent Price. Prende spunto dalla memoria dello scomparso attore americano il brano conclusivo, introdotto dal suono solenne di un organo. Vampiri, mostri e zombies si susseguono nel testo in un’allegoria crescente; riff cupi e la voce di Gillan tagliano l’oscurità di cui è permeato il pezzo che ospita anche un coro.

In definitiva Now What?! è un viaggio nel tempo, la parola “time” nei testi ricorre spesso e di tempo, come detto, ne è passato molto. Se Perfect Strangers (1984) si può considerare l’ultimo capolavoro e Purpendicular (1996) l’ultima grande zampata, si sono succedute poi prove più che dignitose ed altre meno ma su quei livelli i Purple non si sono più ripetuti.

Ed è difficile pensare che possano farlo d’ora in poi, vista anche la loro carta d’identità . Now What?!  è un disco piacevole, suonato ed interpretato da dei vecchi draghi con tanto mestiere ma, escludendo un paio di brani di alto livello, manca fatalmente di quella grinta che li ha resi proverbiali.

Max

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commenti
  1. JB ha detto:

    perfeect strangers è dell’84 8quasi 30 anni fa)..il disco nuovo non è male,meglio di tanta m…. di gruppi “moderni”..gillan ha quasi 70 anni..vedi te..

  2. fabrizio ha detto:

    la critica mi sembra un pò eccessiva, now what sicuramente è un ottimo lavoro, riporta i DP nel loro naturale territorio, sfoderando un lavoro di gruppo che da tempo mancava. Ora aspetto di vederli dal vivo a Majano

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