Pineapple Thief – Versions of the Truth 2020

Pubblicato: settembre 6, 2020 in Recensioni Uscite 2020
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Dopo una doppietta di eccellente qualità (Your Wilderness 2016 Dissolution 2018) i Pineapple Thief di Bruce Soord provano a rilanciare con Versions of the Truth, pubblicato per KScope.

La strada imboccata questa volta prevede in parte un ritorno al passato; infatti, pur mantenendo alcune delle atmosfere intimiste ed ombrose i brani si srotolano in forma canzone, con una presa più diretta, in alcuni momenti quasi più catchy, realizzando dunque una sorta di via intermedia tra quelli che sono i momenti più salienti del loro catalogo.

Tornano così le primigenie influenze Porcupine Tree, non mancano le atmosfere dal gusto estatico e quei velati richiami ai Radiohead; il tutto però viene elaborato secondo i dettami melodici del quartetto attraverso un canale più immediato.

Alla resa dei conti ne esce una prova un poco edulcorata, leggermente sbiadita, pur se in grado di sfornare almeno un paio di brani davvero di ottimo livello; un mezzo passo indietro che può accadere quando si tenta di ampliare lo spettro nell’intento di soddisfare una platea più vasta; molto mestiere dunque, classe ma uno zampillare di idee più ristretto. Né va dimenticato comunque che il quartetto ha una lunga storia alle spalle, questo album rappresenta infatti la quattordicesima uscita in studio.

La title track a mio vedere fotografa perfettamente la situazione, tra sonorità electronic, tocchi geniali di Gavin Harrison (giunto intanto alla terza presenza consecutiva con i Pineapple Thief) e la tensione del pezzo che sale gradualmente, ben governata dalle tastiere di Steve Kitch e dalla chitarra di Bruce Soord. Uno sguardo languido all’indietro che evita di inerpicarsi su soluzioni troppo complesse o tortuose.

Break it All ondeggia tra un piglio più spigoloso ed una linea melodica soffusa, delineando così nello spettro sonoro del gruppo una certa sinuosità, la quale trova sfogo nelle repentine accelerazioni ritmiche di Harrison e del bassista, Jon Sykes.

L’ispirazione prende maggiore quota con Demons, guidata con maestria dalla voce di Soord. C’è intensità, il battere metronomico del drummer è la struttura portante dalla quale si dipartono le alterazioni di keyboards, piano e chitarra per un mood tentacolare.

Si scende a profondità notevoli con la successiva Driving Like Maniacs, simboliche e cupe osservazioni vengono dipinte con precise pennellate mentre i toni si distendono ed il respiro si allarga sulla successiva Leave Me Be.

Too Many Voices è una ballad dal grande carattere, la scelta dei suoni risulta vincente (anche se un po’ datata) e l’interpretazione di Soord è tra le più ispirate del disco mentre è Gavin Harrison a distinguersi particolarmente in Our Mire (passaggio più lungo in scaletta) con un drumming solido ma costellato di accenti e variazioni.

Out of Line è un quadretto dapprima intimista, ravvivato poi dalle consuete ascese; in Stop Making Sense si insinua un certo ermetismo musicale caro ai Radiohead; la coda preposta a The Game si indirizza invece su di un claustrofobico minimalismo.

In definitiva non si può dire che i Pineapple Thief abbiano fatto un cattivo lavoro, Versions of the Truth è un album gradevole ma…non morde.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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